Le competizioni di velocità non sono più definite soltanto da motori, pneumatici e piloti seduti nell’abitacolo. Nel 2026, due discipline in rapido sviluppo stanno cambiando il concetto stesso di gara: i droni leggeri che attraversano percorsi tridimensionali e le auto autonome controllate da sistemi informatici. Il contrasto è evidente. I droni da corsa sono piccoli, agili e generalmente guidati da piloti che indossano visori con visuale in prima persona, mentre le auto autonome gareggiano senza conducente e devono interpretare il circuito, valutare il comportamento degli avversari e gestire autonomamente i rischi. Entrambe le discipline, tuttavia, pongono la stessa domanda fondamentale: chi riesce a completare un percorso impegnativo nel minor tempo possibile senza perdere il controllo? La loro crescita ha creato una nuova forma di sport motoristico in cui riflessi, programmazione, ingegneria e strategia di gara si incontrano in modi molto diversi.
Due formati di gara basati su differenti forme di velocità
Le gare di droni trasmettono velocità soprattutto attraverso la vicinanza agli ostacoli. Un tipico quadricottero da competizione non raggiunge necessariamente la velocità massima di un’auto da corsa, ma può attraversare porte strette, cambiare direzione quasi istantaneamente e volare a pochi centimetri dalle barriere. Il pilota osserva il percorso attraverso una videocamera che trasmette immagini in diretta, perciò ogni curva appare immediata e ravvicinata. Un giro può durare soltanto pochi secondi e un piccolo errore può porre fine alla manche. La FAI Drone Racing World Cup rimane uno dei principali indicatori della diffusione internazionale della disciplina. Il calendario del 2026 comprendeva eventi in Europa, Asia e Medio Oriente, con gare in Paesi come Germania, Cina, Corea del Sud, Belgio, Italia, Serbia, Turchia e Spagna. Questa distribuzione geografica dimostra che le corse di droni hanno superato la fase delle semplici esibizioni e sono ormai una disciplina internazionale organizzata.
Le corse di auto autonome offrono prestazioni su una scala differente. I veicoli sono più grandi, pesanti e molto più veloci sui rettilinei, ma devono anche gestire le frenate, l’aderenza degli pneumatici, gli spazi per il sorpasso e il comportamento delle altre vetture. L’Abu Dhabi Autonomous Racing League ha mostrato chiaramente questa evoluzione nel novembre 2025, quando sei auto completamente autonome hanno gareggiato insieme nella finale disputata sul circuito di Yas Marina. Il team TUM ha vinto la corsa, mentre le vetture di testa si sono affrontate a velocità superiori a 250 km/h. Il risultato è stato significativo perché non si trattava di una prova cronometrata con una sola auto in pista. I veicoli hanno dovuto reagire al traffico, individuare opportunità di sorpasso e continuare a competere dopo i cambiamenti nell’ordine della gara. In questo modo, le competizioni autonome si sono avvicinate maggiormente all’imprevedibilità degli sport motoristici tradizionali.
La differenza tra i due formati, quindi, non riguarda soltanto l’aria e l’asfalto. Le gare di droni si basano su percorsi compatti, rapidi cambiamenti di direzione e precisione visiva a distanza ravvicinata. Le competizioni automobilistiche autonome dipendono invece dalla velocità mantenuta per periodi più lunghi, da spazi di frenata maggiori e da decisioni che possono svilupparsi nell’arco di diverse curve. Un drone può salire verticalmente, attraversare porte poste su livelli differenti o seguire una traiettoria in salita molto stretta, offrendo ai progettisti dei percorsi una libertà molto maggiore rispetto a quella consentita da un circuito. Un’auto rimane vincolata alla superficie stradale, ma la sua massa e la sua inerzia rendono ogni decisione più importante. Entrambe possono apparire estremamente rapide sullo schermo, ma il pubblico percepisce la velocità in modo diverso: i droni sembrano veloci perché gli ostacoli scorrono rapidamente davanti alla videocamera, mentre le auto dimostrano le loro prestazioni attraverso le distanze percorse, la forza delle frenate e i duelli ravvicinati.
Perché lo spettacolo viene percepito in modo così diverso
Per il pubblico presente sul posto, una gara di droni risulta spesso più facile da seguire attraverso le riprese di bordo. Osservati dall’esterno, i velivoli possono apparire piccoli e difficili da distinguere, soprattutto quando diversi droni gareggiano contemporaneamente. La visuale in prima persona risolve questo problema, collocando idealmente lo spettatore all’interno del percorso. Le porte si avvicinano rapidamente, l’orizzonte si inclina e ogni correzione diventa visibile. In questo modo, anche chi non ha mai pilotato un drone può riconoscere facilmente l’abilità del concorrente. Anche il suono contribuisce al carattere dell’evento. I quadricotteri da corsa producono un rumore elettrico acuto che cambia intensità durante l’accelerazione, il rallentamento in volo e l’uscita dalle curve. Il risultato è una forma di competizione compatta, veloce e basata su reazioni immediate.
Le corse di auto autonome utilizzano maggiormente il linguaggio tradizionale degli sport su circuito. Gli spettatori possono seguire i cambiamenti di posizione, le uscite dalle curve, i sorpassi e i distacchi sul giro quasi nello stesso modo di una gara convenzionale. A cambiare è l’identità del concorrente. Il lavoro del team diventa visibile attraverso il comportamento della vettura, anziché attraverso i movimenti e le reazioni di un pilota. Un sorpasso fluido suggerisce capacità di previsione e un controllo preciso, mentre un avvicinamento esitante può indicare che il sistema ha scelto un margine di sicurezza più ampio. La finale A2RL del 2025 ha fornito un esempio concreto, quando TUM e Unimore hanno gareggiato a distanza ravvicinata per diversi giri prima che il traffico e un contatto modificassero l’andamento della corsa. La tensione è nata dalle decisioni prese durante la gara, anche se nessuna delle due auto era guidata da una persona.
Questa distinzione influisce sul modo in cui gli organizzatori mostrano l’azione. Gli eventi con droni beneficiano dell’alternanza tra visuali di bordo, mappe del percorso e replay al rallentatore che mostrano quanto un velivolo sia passato vicino a una porta. Le gare di auto autonome richiedono dati cronometrici, una chiara identificazione dei team e spiegazioni sul motivo per cui una vettura ha cambiato traiettoria o ridotto la velocità. Nessuna delle due discipline può essere raccontata efficacemente soltanto con una ripresa panoramica. Il pubblico deve comprendere ciò che il pilota o il veicolo sta osservando e perché una determinata decisione sia importante. Quando queste informazioni vengono presentate con chiarezza, entrambe le competizioni diventano più facili da seguire. Le gare di droni offrono un’intensità visiva immediata, mentre le corse autonome propongono duelli tattici più lunghi e la particolare immagine di veicoli ad alte prestazioni impegnati senza nessuno nell’abitacolo.
Abilità umana, intelligenza artificiale e significato del pilota
Nella maggior parte delle competizioni di droni consolidate, il pilota umano rimane al centro della gara. Il velivolo risponde ai comandi radio e il successo dipende dalla precisione delle mani, dalla memoria visiva, dal tempismo e dalla capacità di mantenere la calma dopo un errore. Il pilota non percepisce direttamente i movimenti del drone, quindi deve valutare la situazione attraverso le immagini della videocamera, il suono e l’esperienza accumulata. Questo crea una forma particolare di strategia di gara. Un concorrente esperto sa quando scegliere una traiettoria più ampia per uscire più velocemente da una curva, quando rallentare prima di una porta difficile e come recuperare senza compromettere il resto del giro. L’attrezzatura è importante, ma il fattore decisivo è generalmente la persona che interpreta il percorso in tempo reale.
Le gare automobilistiche autonome eliminano il controllo umano diretto durante la prova. Gli ingegneri preparano la vettura, verificano il suo comportamento e sviluppano i sistemi responsabili della percezione, della pianificazione e del movimento, ma una volta iniziata la corsa l’auto deve agire autonomamente. Questo non elimina il contributo umano, bensì lo sposta a una fase precedente. Il team stabilisce quanto il veicolo debba essere prudente o aggressivo, come debba reagire a un avversario e quali informazioni debbano avere la priorità quando le condizioni cambiano. Il comportamento dell’auto in pista rappresenta quindi il risultato visibile di numerose scelte progettuali. Due squadre che utilizzano mezzi simili possono sviluppare stili di gara molto differenti, perché i loro sistemi valutano il rischio e le opportunità secondo criteri diversi.
Le competizioni autonome di droni si collocano tra questi due modelli e offrono uno dei confronti più interessanti. Durante l’A2RL Drone Championship del gennaio 2026, i velivoli hanno gareggiato utilizzando una videocamera frontale e un’unità di misurazione inerziale, senza GPS, LiDAR o sistemi esterni di posizionamento. TII Racing ha registrato il giro autonomo più veloce in 12,032 secondi, mentre MAVLAB ha vinto la principale gara con più droni. Nella finale tra uomo e intelligenza artificiale, il campione mondiale FPV Minchan Kim e il drone autonomo hanno ottenuto quattro vittorie ciascuno, prima che il pilota umano si imponesse nella prova decisiva dopo che il velivolo controllato dall’intelligenza artificiale aveva colpito una porta. Il risultato ha mostrato sia i progressi sia i limiti ancora presenti nel controllo autonomo: il sistema può essere estremamente rapido, ma nelle sfide equilibrate la capacità di recupero e di adattamento continua a fare la differenza.
Che cosa determina il risultato in ogni disciplina
Nelle gare di droni controllati da esseri umani, la vittoria dipende spesso dal ritmo. I piloti memorizzano la sequenza delle porte e costruiscono una traiettoria fluida, anziché affrontare ogni ostacolo separatamente. Il giro più veloce non è necessariamente quello iniziato con l’ingresso più aggressivo nella prima curva. Un pilota che arriva a velocità eccessiva può urtare una porta, perdere l’orientamento o essere costretto a effettuare una correzione ampia che richiede più tempo rispetto a un approccio controllato. Anche lo stato della batteria modifica il comportamento del drone durante una manche, quindi il concorrente deve valutare quanto possa spingere negli ultimi secondi. Poiché le gare sono brevi, spesso rimane poco tempo per recuperare dopo una decisione sbagliata.
Per un’auto autonoma, la difficoltà principale consiste nel prendere decisioni affidabili ad alta velocità. Il veicolo deve conoscere la propria posizione, riconoscere un’altra vettura, prevedere come potrebbe muoversi e scegliere una traiettoria fisicamente percorribile. Deve poi ripetere questo processo numerose volte al secondo mentre cambiano aderenza, velocità e traffico. Il sistema più efficace non è semplicemente quello capace di registrare il giro più veloce su una pista libera. È quello in grado di continuare a prendere decisioni corrette quando la traiettoria ideale è occupata. L’Indy Autonomous Challenge del 2024 ha offerto un esempio significativo: dopo aver perso il collegamento GPS, una vettura è passata alla localizzazione basata sul LiDAR per fermarsi in sicurezza, mentre l’auto che seguiva ha rilevato il problema ed evitato a sua volta una collisione.
Anche il formato della competizione modifica gli obiettivi dei team. Una prova cronometrata con droni premia la traiettoria più pulita e breve tra le porte. Una manche con più velivoli introduce il rischio di collisione e le turbolenze generate dai droni vicini. Una prova individuale con un’auto autonoma premia frenate precise e stabilità in curva, mentre una gara con più vetture richiede strategie di sorpasso, difesa della posizione e reazioni sicure agli eventi imprevedibili. Per questo motivo, i confronti diretti basati soltanto sulla velocità possono risultare fuorvianti. Un drone e un’automobile affrontano problemi sportivi differenti. Il confronto più utile riguarda quanto ogni concorrente riesca ad avvicinarsi ai propri limiti e con quale regolarità possa completare il compito quando vengono introdotti pressione, traffico e piccoli errori.

Perché queste competizioni sono importanti anche oltre lo spettacolo
Le gare ad alta velocità consentono agli sviluppatori di verificare situazioni che sarebbero difficili o pericolose da riprodurre sulle strade pubbliche o nel normale spazio aereo. Le auto autonome devono affrontare elevate velocità di avvicinamento, cambiamenti improvvisi di traiettoria e tempi di reazione molto limitati. I droni da corsa devono identificare le porte, stimare le distanze e correggere il percorso mentre si muovono rapidamente in uno spazio ristretto. Queste condizioni permettono di individuare tempestivamente i punti deboli. Un sistema che funziona correttamente a bassa velocità può incontrare difficoltà quando le informazioni raccolte dai sensori cambiano rapidamente o quando un piccolo ritardo provoca un errore importante. La competizione rende questi limiti misurabili, perché ogni giro produce un tempo, una posizione e una registrazione chiara del successo o del fallimento.
Il trasferimento dei risultati alla mobilità quotidiana non è automatico e le corse non devono essere considerate una prova del fatto che i veicoli completamente autonomi siano già pronti per qualsiasi strada. Un circuito è controllato, mappato e separato dal traffico ordinario. Le strade pubbliche comprendono pedoni, condizioni meteorologiche difficili, lavori stradali e innumerevoli situazioni insolite. Ciononostante, le competizioni possono migliorare capacità specifiche come il rilevamento degli oggetti ad alta velocità, la risposta alle emergenze, la stabilità del veicolo e la capacità decisionale sotto pressione. L’Indy Autonomous Challenge utilizza auto a grandezza naturale per verificare queste caratteristiche dal 2021. Nel 2025, una Maserati MC20 autonoma collegata al progetto ha raggiunto 318 km/h presso il Kennedy Space Center, mentre successivamente una IAC AV-24 ha completato un giro all’Autodromo di Modena in 58,3 secondi, superando il precedente tempo di 59,3 secondi ottenuto da un pilota umano sullo stesso tracciato.
Anche le gare di droni possiedono un valore pratico, soprattutto per lo sviluppo di piccoli velivoli autonomi. La navigazione visiva ad alta velocità può essere utile in futuro per ispezioni, interventi di emergenza, movimentazione nei magazzini e operazioni in aree in cui il segnale satellitare è debole o assente. L’evento A2RL del gennaio 2026 è stato importante perché i droni autonomi hanno utilizzato un numero limitato di sensori, anziché costosi sistemi esterni di tracciamento. Ciò ha reso la competizione più vicina alle esigenze dei piccoli velivoli, che devono trasportare poco peso ed elaborare le informazioni direttamente a bordo. La gara rimane una disciplina sportiva, ma la necessità di volare più velocemente senza mancare le porte favorisce miglioramenti nella percezione, nella pianificazione delle traiettorie e nelle procedure di recupero, che in futuro potrebbero risultare utili in contesti meno spettacolari.
Come potrebbero evolvere le competizioni ad alta velocità
Nel 2026, la direzione più evidente è il progressivo avvicinamento tra gare con controllo umano, pilotaggio remoto e autonomia completa. Le competizioni di droni comprendono già tutte e tre le forme: tradizionali gare FPV, eventi virtuali con e-drone e campionati autonomi. Le corse automobilistiche stanno seguendo una strada simile attraverso competizioni nei simulatori, prove cronometrate autonome e gare con più vetture sempre più complesse. È improbabile che queste categorie vengano riunite in un’unica competizione, perché premiano capacità differenti, ma gli organizzatori possono presentarle durante lo stesso evento. Un fine settimana potrebbe comprendere piloti umani, droni controllati dall’intelligenza artificiale, gare di programmazione per studenti e auto autonome a grandezza naturale, offrendo al pubblico diversi modi di comprendere la velocità e il controllo.
L’espansione internazionale rappresenterà una verifica importante. A2RL ha annunciato che le proprie auto autonome avrebbero disputato la prima gara al di fuori di Abu Dhabi a Imola il 5 settembre 2026, con la partecipazione prevista di un massimo di cinque vetture basate sulla Dallara Super Formula, prima del ritorno della serie sul circuito di Yas Marina nel corso della stagione. Le gare di droni possiedono già una rete di eventi più ampia, sostenuta dalla FAI World Cup e da MultiGP in numerosi Paesi e a diversi livelli competitivi. Le auto attirano programmi ingegneristici più grandi e circuiti di rilievo, mentre i droni sono più facili da trasportare e possono gareggiare in spazi ridotti. Queste differenze possono consentire a entrambe le discipline di crescere senza rivolgersi esattamente allo stesso pubblico.
Il futuro più solido per questi sport dipenderà dalla capacità di presentarli come vere competizioni, anziché come semplici dimostrazioni tecnologiche accompagnate da una classifica. Gli appassionati hanno bisogno di regole chiare, team riconoscibili, trasmissioni affidabili e sufficiente continuità per comprendere le rivalità tra un evento e l’altro. Le gare di droni mostrano già come le capacità personali e attrezzature relativamente accessibili possano creare una comunità ampia. Le auto autonome dimostrano invece come università e gruppi di ricerca possano trasformare le decisioni informatiche in strategie di gara visibili. Considerate insieme, queste discipline suggeriscono che il prossimo capitolo delle competizioni di velocità non sarà definito dalla sostituzione di una macchina con un’altra. Sarà caratterizzato da diverse forme di controllo messe alla prova sotto pressione, ciascuna capace di offrire una risposta differente alla domanda su che cosa significhi gareggiare bene.